La crescita dei desktop Linux è stata molto lenta negli ultimi anni: alcune stime parlano dello 0,1% annuo. Un incremento infinitesimale, che non preoccupa le big del settore Microsoft e Apple. Sarebbe interessante andare ad esplorare i motivi di una crescita così lenta, o se vogliamo di un’occasione mancata. Linux in effetti è cresciuto meno dell’espansione annuale del mercato; ciò significa che se Linux è cresciuto di poco, Microsoft e soprattutto Apple hanno accresciuto il loro dominio sui desktop senza particolari sorprese.
Il 2008 potrebbe essere però l’anno buono. Non voglio essere come quei tanti predicatori che da anni paventano l’era di Linux e la dominazione del mondo. Semplicemente vedo una serie di fattori (che prima non esistevano) scatenarsi e muoversi in maniera coordinata. In questo articolo proverò a sintetizzare i motivi che mi portano a pensare che il prossimo anno sia quello decisivo.
Il primo fattore sono le evidenti difficoltà del nuovo sistema operativo di Microsoft, Windows Vista. Un sistema operativo che richiede risorse hardware costose e che a distanza di un anno dalla sua uscita ancora non funziona bene. La società di Redmond ha utilizzato la stessa tattica che impiega da anni: l’obsolescenza forzata della generazione precedente, introducendo una nuova versione che promette benefici superiori. Questa volta sembra però che i benefici siano di molto inferiori alle magagne, non da ultimo un paranoico sistema di protezione della proprietà intellettuale (di Microsoft e di terzi). Consumatori e imprese continuano a comprare Windows XP, ed è la stessa Microsoft a dirlo nelle previsioni di bilancio del 2008 (le società quotate negli Stati Uniti devono fornire alla SEC previsioni sul fatturato e sulla sua composizione).
Windows Vista ha di fatto scontentato retailer e system integrator, che invece di lauti guadagni in termini di maggiori unità vendute si sono trovati pile di sistemi con Windows Vista nei magazzini. A distanza di sei mesi dall’uscita del nuovo sistema operativo di Microsoft, uno dei maggiori system integrator mondiali, Dell, ha deciso di modificare la propria strategia. Non si tratta di un cambio di rotta radicale, ma quel tanto che basta per mantenere buone relazioni con Microsoft, e contemporaneamente allargare i propri orizzonti di mercato. Fu così che con lo spunto di un sondaggio a vastissima partecipazione, Dell ha deciso di cominciare a vendere hardware con Linux preinstallato direttamente ai consumatori. Non una distribuzione qualunque, ma Ubuntu, in crescita a danno di altre distribuzioni, tra cui Debian. In due mesi sono nati due modelli di pc desktop e un modello di portatile ottimizzati per la distribuzione di Canonical, con tanto di rilascio di driver specifici e di immagine di installazione. Dell non ha ancora rilasciato dati ufficiali sulle vendite, ma si vocifera che stiano andando abbastanza bene. Credo che non avrebbero deciso di espandere le vendite in Europa (in Italia dovremo pazientare ancora un po’) se i nuovi sistemi non avessero raggiunto gli obiettivi di vendita previsti.
Dell è una delle aziende che più di tutte esercita influenza sulle scelte dei produttori di hardware. Ed ha deciso di sfruttare questa influenza per forzare i fornitori di hardware a produrre driver open source: dal 2008 infatti chi vorrà essere fornitore di Dell dovrà avere a disposizione un driver open source funzionante e ottimizzato. Non è quindi una sorpresa che AMD, che detiene una quota vicina al 25% delle vendite di schede grafiche, abbia deciso di punto in bianco di rilasciare le specifiche complete del proprio hardware e di collaborare alla creazione di un driver open source. Intel ha fatto questa mossa già da molto tempo: all’appello manca solo Nvidia. Chissà come andrà a finire.
A costo di essere prolisso, non vorrei dimenticare un altra importantissima tendenza: la diminuzione del costo dell’hardware e la conseguente diminuzione dei margini di vendita. Si prevede che nel 2008 verranno introdotti portatili al costo di 250 dollari. E’ difficile dirlo a questo punto, ma è probabile che 75 dollari in più di licenza OEM per Windows possano esercitare una certa influenza nelle scelte degli acquirenti di questo tipo di sistemi. Si tratta di computer che costano poco, ma su cui non ci si può certo fare tutto: “solamente” lavoro d’ufficio, internet, posta e comunicazione, quello che anche Ubuntu sa fare benissimo.
Dunque: nel 2008 avremo una grande azienda che commercializzerà in tutto il mondo sistemi ottimizzati per Linux; avremo driver open source di qualità per un bel numero di periferiche dedicate al mondo consumer; avremo (e abbiamo) una distribuzione come Ubuntu in grado di competere in qualità e usabilità con i sistemi di Microsoft e Apple.
Le truppe sono sistemate sul campo di battaglia: sarà un macello o l’ennesima ritirata?
Andrea Maritan
Scritto da Antonio | 3 October 2007 | in Open Source e Grandi Aziende, Linux | | 