Il “presale” e la distribuzione del valore nelle imprese Open Source

La scorsa settimana ho avuto la fortuna di poter scambiare due chiacchiere con Andre Boisvert, una delle persone più in vista nel panorama dell’Open Source.
Presto pubblicheremo l’intervista completa su Java Open Business, per il momento volevo condividere con voi alcuni temi emersi nel corso della discussione.
L’esperienza di Boisvert nel campo dell’IT, è più che trentennale. Non vorrei dilungarmi sul suo curriculum, che verrà ampiamente approfondito nel pezzo che sto scrivendo per JOB; basti ricordare che la sua avventura professionale iniziò negli anni ‘70 in IBM, dove ricopriva la posizione di senior manager, ed è poi proseguita in aziende del calibro di Oracle, SAS Istititute e VA Linux, solo per citare le più note. Oggi Boisvert è Chief Business Development Officer di Compiere Inc e co-fondatore della Pentaho Corporation.

Non voglio anticipare troppo l’intervista,  sono due i temi emersi nel corso del nostro incontro che mi sono parsi più rilevanti. Il primo riguarda un aspetto che è stato spesso trascurato nel dibattito sul management del business Open Source, ovvero la gestione del presale: se nel modello tradizionale quest’ultima occupa una parte rilevante del tempo da dedicare al potenziale cliente (demo live effettuate in azienda, riunioni e presentazioni con i diversi ruoli coinvolti nell’iter decisionale etc.), nel modello Open Source – secondo la visione di Boisvert – questa fase deve essere demandata completamente al cliente finale o, in alternativa, resa come consulenza a pagamento. La possibilità di scaricare la versione Open Source dal sito (il famoso bottone “download”), installarla e provarla, sostituiscono il questo caso il classico concetto di presale: se il potenziale cliente vuole vedere una dimostrazione dal vivo, o non ha le capacità per installare il programma, l’assistenza e la consulenza devono essere sin da subito a pagamento.
Il concetto mi sembra interessante e può rientrare nel quadro di una strategia di distribuzione del valore all’interno della rete che costituisce l’ecosistema dell’Open Source: parte del lavoro che prima spettava al consulente, viene fatto ricadere direttamente sul cliente stesso (“scaricati il software ed installatelo”) o sul lavoro fatto dalla comunità (come nel caso di documentazione e forum di assistenza). L’obiettivo di una azienda Open Source dovrebbe essere da un alto la distribuzione del valore sulla rete – demandando quanto più possibile funzioni secondarie ad altri attori dell’ecosistema – e dall’altro la specializzazione su nicchie e competenze core del proprio business.

La seconda sensazione avuta dal colloquio con Boisvert, è quella di un Open Source maturo per il grande business: detto senza mezzi termini, professionisti come Boisvert non si mettono in ballo se non c’è sostanza sotto. Mi sembra che si stia passando da una fase, diciamo così, pioneristica dei modelli di business legati all’Open Source (fatta di piccole software house o singoli sviluppatori aggregati in grandi comunità, spinti più da passione ed etica), ad azienda con manager di grande esperienza, in grado di avere accesso a fondi d’investimento consistenti e dotate di capacità strategiche e organizzative complesse.

Insomma, il business legato all’Open Source sta decisamente maturando ed i modelli economici di riferimento non mancano. Nei prossimi giorni cercherò di affrontare il tema della distruzione del valore come arma di strategia aziendale.

Antonio Picerni

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